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Caccia alle streghe: le origini

Fin dall’XI secolo, ma ancor di più nel XIV secolo, il rapporto tra la stregoneria e le donne è sempre più stretto. Dai documenti dell’epoca, accanto all’immagine malefica della strega, fantastica e sicuramente più affascinante, emerge anche l’immagine positiva e realistica della guaritrice – indovina: una donna appartenente agli strati più poveri della società, che vive in una condizione di isolamento culturale ai margini della foresta, ancora legata alle antiche credenze. Il dio cristiano è per lei lontano e inaccessibile e per questo continua a venerare gli antichi spiriti del focolare, degli alberi e delle fonti, che sente molto più vicini e familiari.

Le pene, i divieti e le leggi promulgate dalla Chiesa sia nei confronti delle streghe sia di coloro che vi si rivolgevano, dimostrano che queste donne avevano una clientela molto vasta, per la quale i rimedi forniti dalla strega erano molto più immediati ed efficaci di una preghiera rivolta a Dio.

L’herbaria conosceva tutte le virtù terapeutiche e medicinali delle piante, con le quali preparava unguenti  e filtri o riempiva semplici sacchetti che poi vendeva a coloro che volevano tenere lontano gli spiriti maligni e impedire i malefici di altre streghe.

L’indovina era la strega specializzata nella lettura del futuro e lo faceva evocando le anime dei morti, aprendo una pagina a caso della Bibbia, nei sassolini o nei gusci di lumaca. Le domande più frequenti riguardavano la salute, la prosperità, la speranza di un buon raccolto e l’abbondanza di bestiame o di latte.

C’erano anche le streghe che si occupavano esclusivamente della magia amatoria, che con filtri e pozioni magiche, cercavano di far riavvicinare un amante o riaccendere la passione. I rituali suggeriti erano molto particolari: consigliavano di mescolare il sangue mestruale o il seme maschile ai cibi, oppure di cucinare un pesce dopo averlo introdotto vivo nella vagina fino a che fosse morto.

Infine c’erano alcune streghe, dette maleficae, che erano in grado di fare incantesimi per tramutare l’amore in odio, servendosi delle ossa dei morti e di capelli o peli pubici, intrecciati con erbe o parti di serpenti; potevano anche gettare il malocchio, togliere l’abbondanza di cibo e trasferirla a un altro o uccidere un neonato con un sortilegio. Nei secoli successivi, saranno questi tratti oscuri che prevarranno e che trasformeranno l’innocua fattucchiera, cui tutti si rivolgevano con speranza, nella ministra del demonio.

Nicoletta Pagliai
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