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Historiae Antiquae / Storia medievale  / La Tapisserie de Bayeux
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La Tapisserie de Bayeux

Il ducato di Normandia fu uno dei principati che emersero in seguito all’indebolimento del potere regio avvenuto nei primi secoli del medioevo. Qui, tra l’XI e il XII secolo, i rapporti feudo – vassallatici raggiunsero la massima diffusione  in quanto furono esportati, grazie alle conquiste, in territori nei quali non erano mai stati sperimentati in precedenza. I protagonisti furono i cavalieri del ducato, che, grazie alla loro fedeltà, consentirono ai duchi di mantenere un controllo del territorio più saldo di quello del re, tanto che il ducato divenne ben presto antagonista del regno di Francia, ma soprattutto dei feudatari sassoni in Inghilterra. I duchi di Normandia, infatti, non erano attratti dai territori francesi circostanti, ma dall’Inghilterra.

Nell’anno 1066 il re d’Inghilterra, Edoardo il Confessore, figlio di madre normanna ed educato in Normandia, morì  senza eredi diretti, e, nonostante alcune fonti normanne sospettino un ripensamento del re in punto di morte, il cognato Aroldo II salì al trono d’Inghilterra. Guglielmo, duca di Normandia e nipote di Edoardo il Confessore, non restò a guardare e, accampando i suoi diritti al trono, si levò contro il nuovo re.

Dopo aver ottenuto il consenso del pontefice Alessandro II, Guglielmo attraversò la manica e, alla testa di un esercito di seimila uomini, proveniente da tutta Europa, sconfisse Aroldo presso la cittadina costiera di Hastings, in una battaglia epocale che ha contribuito in maniera determinante alla nascita della nazione inglese e che ha segnato un punto di svolta nella storia di tutta l’Europa.

La storia della conquista normanna dell’Inghilterra è narrata dalla Tapisserie de Bayeux,  una fonte unica nel suo genere. Definita da molti come ”arazzo”, la tapisserie in realtà è un ricamo;  l’arazzo è una forma di arte tessile a trama dominante (quando il lavoro è finito l’ordito non si vede), realizzato a mano su un telaio, mentre la Tapisserie è un ricamo ad ago, effettuato con fili di lana di otto colori naturali su nove pezze di lino grigio cucite tra loro, ottenuto grazie all’utilizzo di quattro punti di ricamo diversi: il punto di Bayeux, un punto piatto molto particolare, usato per riempire le figure e per le aree più estese; il punto erba, usato per i contorni dei personaggi e delle iscrizioni; il punto diviso, più raro, realizzato con filo doppio, e il punto a catenella, unico esempio al mondo e che ritroviamo solo nei restauri successivi.

Il risultato è sorprendente: un drappo alto appena 50 centimetri e lungo circa 70 metri che sembra la pellicola di un film muto; tutte le scene sono corredate da didascalie scritte  in un latino semplice e diretto e su di esso sono rappresentati, oltre ai 626 personaggi, anche i costumi, le  armi, gli attrezzi, le navi e gli oggetti di uso quotidiano. Grazie a tutte queste informazioni, la Tapisserie de Bayeux non è considerata solo una fondamentale testimonianza della conquista normanna dell’Inghilterra, ma, vista l’enorme scarsità di dati archeologici e manifatturieri, anche un documento che offre uno spaccato dell’epoca.

Sfortunatamente non sappiamo chi fu a realizzare il disegno, chi furono le ricamatrici che lavorarono alla tapisserie e da chi fu commissionata, ma gli storici concordano sul fatto che probabilmente il lavoro fu realizzato tra il 1066 e il 1082 da alcune monache della zona di Canterbury, per ordine del fratellastro di Guglielmo, Oddone.

Una volta terminata, la tapisserie fu esposta all’interno della cattedrale di Bayeux, lungo la navata principale e qui vi rimase per almeno quattrocento anni; nei successivi trecento anni invece non se ne hanno più notizie, ma quasi sicuramente la tapisserie non lasciò mai Bayeux. Durante la rivoluzione francese venne utilizzata per nascondere un carico di armi, ma per fortuna Lambert Leonard Leforestier, un giovane avvocato, riconobbe il celebre tessuto e lo trasse in salvo sostituendolo con un altro telo. Per i trent’anni successivi la tapisserie rimase nella mansarda dell’avvocato, finché fu trovata da un vescovo di Bayeux che l’appese all’interno della cattedrale.

Nel 1803 fu portata a Parigi da Napoleone che la usò nella propaganda per l’attacco all’Inghilterra, ma dopo il fallimento dell’impresa la restituì alla sua città di origine.

Nel corso del XIX secolo fu sottoposta a vari studi e ad un restauro, condotto a Bayeaux nel 1842, e durante la Seconda Guerra Mondiale fu prelevata dai nazisti e trasportata di nuovo a Parigi per essere studiata.

Oggi, dopo tante peripezie, la tapisserie ha trovato finalmente una fissa dimora ed è esposta al “Centre Guillaume le Conquérant” di Bayeux, in Normandia.

Ma qual era la finalità di questa narrazione? Grazie alla sua magnificenza, senza dubbio, l’opera aveva già di per sé una forza celebrativa e divulgativa molto forte, ma gli obiettivi principali erano sostanzialmente due: dare una legittimazione politica alla successione al trono d’Inghilterra di Guglielmo, e porre l’attenzione sul tema religioso, dimostrando, attraverso la punizione divina di Aroldo che aveva osato spergiurare sulle sante reliquie, che gli atteggiamenti contrari alla morale cristiana sono puniti con la morte. Secondo alcuni studiosi, infatti, la narrazione è di tipo epico – cavalleresco, il cui tema principale è il tradimento del vassallo nei confronti del suo signore per la donna (come Lancillotto e Re Artù), anche se qui i torti sono di ben altra gravità.

 

Link:

Chi non ha ancora avuto la fortuna di vedere la tapisserie dal vivo, qui può farsi un’idea della bellezza del ricamo.

http://panograph.free.fr/pages/BayeuxTapDetail.html

Il seguente link invece permette di guardare tutte le 62 scene della tapisserie; la qualità è buona e si leggono facilmente anche le didascalie in latino. Il latino utilizzato è quello medievale, riconoscibile da alcuni termini tardi (portare anziché ferre, caballus invece di equus), da fenomeni fonetici come il dittongo -oe- scritto -e- (prelium anziché proelium) e dalla caduta della desinenza finale nell’accusativo (ad palatiu(m) suu(m)), solo per citarne alcuni.

http://panograph.free.fr/BayeuxTapestry.html

Per la traduzione e il commento di tutte le scene della tapisserie, cliccate qui.

Nicoletta Pagliai
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