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Glanum, una città riscoperta dopo 17 secoli

Ad appena un chilometro da Saint-Rémy-de-Provence, nel cuore della Provenza, lungo il percorso dell’antica Via Domitia, che collegava la valle del Rodano con la Spagna, sorgono due siti archeologici, i più importanti di tutta la Gallia Narbonense: Les Antiques e Glanum

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Les Antiques (foto 1) è un complesso monumentale costituito da un arco di trionfo e da un mausoleo. L’arco di trionfo (foto 2), in pietra calcarea locale, fu innalzato all’ingresso della città tra il 10 e il 25 d.C. per celebrare la vittoria sui Galli avvenuta nel 6 a.C. Della struttura originaria rimane solo la parte inferiore: attualmente l’arco misura circa 8 metri di altezza e  l’attico è andato completamente distrutto, ma secondo gli esperti la parte superiore probabilmente terminava con un attico simile a quello dell’arco di Orange, mentre la terminazione attuale è dovuta a un grossolano restauro antico. L’abbassamento del terreno circostante ha reso visibili anche le fondamenta (in rosso nella foto).

Su entrambi le facciate est e ovest dell’arco sono visibili due coppie di Galli incatenati; in particolare, sulla facciata ovest è presente un altro personaggio, forse femminile, assiso su un cumulo di armi, probabile personificazione di Roma vittoriosa (foto 3).

 

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Il mausoleo (foto 4), alto 17 metri e anch’esso in pietra calcarea, è uno dei monumenti funerari meglio conservati di tutto il mondo romano. Sull’architrave della facciata ovest del mausoleo è ancora ben leggibile l’iscrizione:

 

SEX.L.M.IVLIEI.C.F.PARENTIBVS.SVEIS

[Scioglimento: SEXTIVS LVCIVS MARCVS IVLIEI CAII FILII PARENTIBVS SVEIS]

Traduzione: Sesto, Lucio e Marco, Giulii, figli di Gaio per i loro antenati.

 

Il monumento fu costruito tra il 30 e il 20 a.C. dai discendenti di un notabile locale che combatté nell’esercito romano ai tempi di Giulio Cesare, ottenendo, come di consueto, la cittadinanza romana e lo stesso nome gentilizio di colui che l’aveva liberato, in questo caso Julius, il cognomen del dictator.

Nella parte inferiore del mausoleo sono presenti quattro bassorilievi, uno su ciascun lato. Il bassorilievo est (foto 5) rappresenta le gesta eroiche del fondatore della famiglia: il personaggio è rappresentato al centro mentre disarciona un’amazzone e la Vittoria gli pone la mano sulla spalla. A sinistra invece è raffigurata la famiglia che racconta le gesta del loro antenato ai cittadini romani.

Nel bassorilievo nord un combattimento a cavallo evoca nuovamente il valore del personaggio eroico. Su quello ovest, invece, è rappresentato il tema omerico della virtù guerriera: vediamo Menelao che protegge il corpo di Patroclo dai Troiani. Infine, il bassorilievo sud rappresenta lo stesso tema del coraggio e della virtù, attraverso la leggenda della caccia al cinghiale calidonio: sono raffigurati Meleagro e i due dioscuri, Castore e Polluce. A sinistra sono rappresentati i compagni di Meleagro, feriti durante la caccia.

Nella parte intermedia del monumento quattro pilastri, decorati con colonne corinzie, si intersecano per formare un arco quadrifronte. La sommità è decorata con creature marine che sorreggono un disco solare, presente su tutti i lati, tranne su quello nord.

Sulla sommità troviamo un piccolo tempio (tholos) che ospita le statue togate di due membri della famiglia. Le statue, estremamente rovinate, sono state sostituite con due copie identiche, durante il restauro compiuto tra il 2007 e il 2008.

Tra il XVII e il XVIII secolo, nei dintorni, si moltiplicarono i rinvenimenti di reperti antichi, ma solo a partire dal 1921, il sito diviene oggetto di scavi sistematici, su iniziativa dell’architetto Jules Formigé. Nel corso degli anni sono stati riportati alla luce molti monumenti: la strada principale, il mercato, la basilica, le case del quartiere nord, le terme, i templi gemelli e il foro romano, sotto il quale sono state rinvenute anche vestigia ellenistiche (foto 6, 7 e 8).

 

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Nel 2007 hanno avuto inizio i lavori di restituzione basati sulla scelta di riportare alla luce la configurazione della fine del I secolo a.C. Due aperture nel terreno, che potremmo chiamare “finestre archeologiche”, consentono di osservare le aree risalenti alle epoche precedenti: il pozzo a dromos e la piazza trapezoidale (foto 9), entrambi ellenistici.

 

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Fino a tutto il XVI secolo, l’arco e il mausoleo, costruiti tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., furono gli unici testimoni visibili della città di Glanum, che invece vanta origini molto più antiche.

I Liguri in epoca preromana occupavano la fascia costiera compresa tra le foci del Rodano e quelle dell’Arno; e fu proprio una tribù ligure, quella deii Salii, che tra il VII e il VI secolo a.C., si insediò vicino alla sorgente, nota per le leggendarie proprietà curative, e abitata dal dio celtico Glan, che dette il nome agli abitanti del luogo.

I Greci, già dalla metà dell’VIII secolo a.C., avevano iniziato ad espandersi nel Mediterraneo, fondando alcune colonie anche sulle coste della Liguria e instaurando relazioni commerciali con le città locali, tra cui anche Glanum. La grande prosperità che ne derivò permise ai Glanici, tra il II e il I secolo a.C., di espandere l’area abitata e di costruire edifici in stile ellenistico come il tempio toscano e il bouleuterion.

Verso la fine del II secolo a.C., Marsiglia già alleata di Roma, si sentiva minacciata dalla continua pressione delle tribù indigene, in particolare dei Salii di Entremont (oppidum celtico situato nei pressi dell’odierna Aix-en-Provence), e dopo varie spedizioni, i Romani fondarono Aquae Sextiae (Aix), sede di una guarnigione romana, addetta al controllo delle vie di comunicazione a est del basso corso del Rodano. Intorno al 122-121, fu fondata Narbo Martius (Narbonne), e la Gallia meridionale divenne una provincia romana. Di lì a poco sarà costruita anche la via Domitia, che collegherà via terra la Spagna romana con l’Italia. In questo contesto, Glanum subì una rapida e profonda trasformazione dell’urbanistica monumentale: furono costruiti il mercato, il foro, la curia, la basilica, le terme, e in epoca imperiale, i templi gemelli, dedicati al culto della famiglia imperiale.

Tra il 235 e il 284 d.C., l’impero affrontò un periodo di progressivo, lento e lungo declino. Si trattò in gran parte di una crisi di origine militare che fece emergere tutte le debolezze della strategia militare augustea: per la prima volta, Roma si trovò ad affrontare due nemici che attaccavano incessantemente e quasi simultaneamente su due fronti, i Germani a nord e i Persiani a sud, e gli imperatori correvano senza sosta da un capo all’altro dell’impero, costretti a sguarnire una provincia per difenderne un’altra. Una volta sfondato il  limes, i barbari non trovarono più alcun ostacolo; i Franchi entrarono in Gallia e gli Alamanni raggiunsero l’Italia settentrionale. Intorno al 260, i Glanici si spostarono nell’agglomerato più vicino che, in epoca merovingia, diventerà un possedimento dell’abbazia Saint-Remi di Reims e Glanum fu abbandonata per sempre.

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tutte le fotografie contenute in questo articolo sono state scattate da Nicoletta Pagliai (*).

Nicoletta Pagliai
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