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Historiae Antiquae / Storia romana  / L’Italia preromana
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L’Italia preromana

A metà dell’VIII secolo a.C., momento in cui la tradizione pone la fondazione di Roma, l’Italia presenta una grande varietà di popoli (cartina 1): alcuni di essi fanno parte del substrato mediterraneo pre-indoeuropeo, composto da autoctoni e da immigrati da oltremare, altri invece sono giunti nella penisola in seguito alle invasioni indoeuropee che, a partire dal II millennio, interessano la maggior parte dell’Europa, l’Iran e l’India. Alcuni di questi nuovi popoli, come vedremo tra poco, si sono sovrapposti agli strati indigeni più antichi.

Al substrato pre-indoeuropeo appartengono i Liguri, una popolazione montanara, stabilitasi a nord dell’Etruria e i Sicani, autoctoni della Sicilia, secondo la tradizione spinti verso il sud-ovest dell’isola dai Siculi, provenienti dall’Italia intorno all’XI secolo a.C. Per i loro costumi matriarcali, estranei a quelli delle popolazioni indoeuropee,  si ritiene che i Siculi appartengano al fondo mediterraneo e che siano parenti stretti di Enotri, Coni, Morgeti e Itali, tutte popolazioni indigene del sud della penisola, che i Greci consideravano Pelasgi. Tutti questi popoli erano agricoltori e praticavano esclusivamente il rito funerario dell’inumazione.

 

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Italia preromana (cartina 1)

I primi tra i nuovi popoli indoeuropei a stabilirsi nella penisola sono i Veneti, di origine illirica, che si stanziano nella zona della foce del Po.

Tra il VI e IV secolo, inizialmente attraverso infiltrazioni e poi con trasferimenti massicci, nella piana del Po si stabiliscono diverse popolazioni celtiche: Insubri, Cenomani, Boi, Lingoni e Senoni, e la loro autorità e la loro cultura si estenderanno fino all’etrusca Felsina.

Nell’VIII secolo, gli Umbri, che un tempo furono il più grande popolo dell’Italia centrale, occupavano l’entroterra della costa adriatica fino al corso superiore del Tevere; la loro lingua era l’osco-umbro, noto soprattutto grazie al testo delle Tavole Iguvine, sette lastre di bronzo che ci hanno dato la possibilità di conoscere i rituali e le divinità protettrici della città di Iguvium (Gubbio).

Nella zona di Ancona troviamo i Piceni, e più a sud i Sabini e i Sanniti, popolazioni sabelliche collegate a Marsi, Volsci, Campani e Osci. Scendendo, sulla costa adriatica, troviamo Frentani, Apuli e Peuceti. Infine, intorno a Tarentum, gli Iapigi e i Messapi, entrambi di origine illirica.

Sull’altro versante, Lucani e Bruttii, si sono sovrapposti allo strato indigeno rappresentato da Enotri, Coni, Morgeti e Itali.

In mezzo a tutti questi popoli, ci sono i Latini, probabilmente i più antichi, e in ogni caso i più importanti dei popoli indoeuropei emigrati nella penisola; la loro posizione in una piana circondata dalle colline, aperta sul mare e collegata all’entroterra da un fiume navigabile, giocherà un ruolo fondamentale nella nascita di Roma.

Al di là del Tevere, tra l’Arno e l’Appennino, infine troviamo gli Etruschi, che, grazie alla loro cultura molto avanzata, riuscirono a estendere il loro controllo a nord fino alla Pianura Padana, e a sud fino in Campania.

Sebbene la penisola italiana fosse abitata da così tanti popoli diversi tra loro, le culture dell’Italia primitiva non erano altrettanto diversificate e, anche se si può riconoscere un costume dominante, gli usi dei vari popoli si fusero e non c’era una divisione netta tra coloro che praticavano esclusivamente l’inumazione, i popoli autoctoni, e coloro che invece facevano ricorso solo alla cremazione, quelli di origine indoeuropea.

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Urna cineraria biconica da Chiusi, IX-VII sec. a.C. (photo by Sailko) (*)

Presso alcuni popoli la cremazione e l’inumazione erano praticati contemporaneamente, mentre presso altri si sono succeduti nel tempo, per questo i riti funerari non possono essere ritenuti un criterio per definire l’appartenenza etnica. È stata trovata, ad esempio, una necropoli villanoviana a incinerazione, caratterizzata dall’uso di urne biconiche (immagine a sinistra), a Fermo e altre nella provincia di Salerno.

Anche per quanto riguarda lo stile di vita c’era una certa omogeneità. Tranne che sull’Appennino, dove vivevano tribù montanare molto rozze, nel resto della penisola la vita pastorale e quella agricola spesso si fondevano ed erano affiancate dalla caccia e dalla pesca; in ogni caso,  l’allevamento transumante continuava a ricoprire un ruolo essenziale, soprattutto in Toscana e nell’Italia centrale.

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Lingue dell’Italia antica (cartina 2)

Nonostante questa relativa uniformità nel genere di vita, c’era comunque una grande varietà di lingue (cartina 2), la maggior parte appartenenti alla famiglia delle lingue indoeuropee  (latino, falisco e veneto), e alcune con delle affinità tra loro (umbro e osco). Il ligure e l’etrusco, invece, erano estranee alle lingue indoeuropee, e il messapico e lo iapigio avevano delle affinità con l’illirico.

Oltre a quella etrusca, cui ho accennato poco fa, un’altra cultura evoluta che dominò sui popoli italici fu quella greca.

La colonizzazione greca ebbe inizio nel corso dell’VIII secolo nel mar Tirreno, nel mar Egeo e lungo le coste del mar Nero; per quanto riguarda la penisola italica le colonie di Cuma e Ischia detengono un duplice primato, poiché furono le prime a essere fondate (intorno al 770) e anche le più a nord. Successivamente altre colonie saranno fondate nel sud della penisola e in Sicilia (cartina 3).

Le popolazioni indigene, in alcune aree hanno coesistito con i coloni, in altre invece hanno collaborato e sono state tutte più o meno interessate dal processo di ellenizzazione, che non coinvolse solo le zone costiere, ma anche l’entroterra, seppur in maniera minore, e la stessa Roma, che fin dal VII secolo ha commerciato con i Greci delle colonie e della Grecia continentale, come dimostrano le ceramiche proto-corinzie e corinzie trovate durante gli scavi sul Palatino e nel Foro.

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Colonie greche (cartina 3)

Grazie ai contatti commerciali, anche i Greci, come gli Etruschi, hanno esercitato una profonda influenza su ogni aspetto della cultura romana che si stava formando: il diritto, le istituzioni, l’arte, la letteratura e la religione. I primi poeti epici e tragici, Livio Andronico, Ennio, Nevio e Pacuvio e il commediografo Epicarmo, ad esempio, provenivano da colonie greche.  Pitagora è l’esempio principe di questo fenomeno; emigrato da Samo a Crotone intorno al 530, morto a Metaponto, è considerato da Erodoto come l’uomo più saggio e sapiente. La sua influenza si diffuse a Roma e in tutta la penisola e il pitagorismo e il neopitagorismo condizionarono il pensiero romano fino all’epoca dell’imperatore Claudio.

Nicoletta Pagliai

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