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Roma – l’ellenizzazione
dell’arte e della religione
nel III secolo a.C.

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La prima ellenizzazione risale al III secolo a.C. e fu il risultato di contatti con i Greci della Magna Grecia e con gli Etruschi anch’essi influenzati dalla cultura greca.

•         L’arte

Alla fine del IV secolo e agli inizi del III, nel Foro romano iniziano a comparire statue onorifiche e statue equestri: sembra che fossero di bronzo, ma non ci sono pervenute; senz’altro provenivano dalle città greche dell’Italia meridionale. Sappiamo anche che nel 272, la presa di Taranto fu seguita da un saccheggio di oggetti d’arte presenti nella città.

È difficile dire quale fu l’influenza di queste opere d’arte sulla produzione artistica del tempo, poiché la Roma del III secolo è ancora una città di contadini e l’architettura è molto semplice; gli stessi templi, che erano le costruzioni più curate, erano costruiti con materiali leggeri, completamente scomparsi, o con tufo vulcanico e rivestimenti architettonici in terracotta dipinta. Nel 296 però la quadriga in terracotta del tempio di Giove sul Campidoglio fu sostituita da un quadriga in bronzo, offerta dai fratelli Ogulnii, gli stessi che avevano fatto realizzare la celebre lupa in bronzo per il Lupercale del Palatino.

Le 2000 statue di bronzo prese a Volsinii nel 264, saccheggiate nel santuario di Fanum Voltumnae, furono utilizzate per ornare i templi gemelli della Fortuna e della Mater Matuta (la signora del Mattino) sul Foro Boario.

Nelle zone ellenizzate l’impronta greca si percepisce di più: a Paestum, il tempio cosiddetto della Pace, costruito nel 273 in occasione della deduzione nella città greca di una colonia latina, presenta elementi caratteristici della cultura greca classica, come il fregio dorico con metope figurate. Tali influenze raggiungeranno l’Italia centrale e Roma nel corso del III secolo.

•         La letteratura

La prima metà del III secolo è caratterizzata dall’arrivo di prigionieri di guerra, ridotti in schiavitù, che hanno introdotto in città il greco: si comincia quindi a parlare greco, necessario soprattutto per le relazioni commerciali poiché il greco era la lingua delle relazioni internazionali. Nel 272, Livio Andronico, ancora fanciullo, arriva a Roma: sarà il primo a scrivere in latino ma su argomenti greci; partendo dall’Odissea riuscirà a dotare Roma di un’epopea nazionale, presentando Ulisse come un eroe italico, mediatore tra la Grecia e l’Italia; creerà inoltre il teatro latino, basandosi su leggende greche => si tratta di un momento fondamentale della storia letteraria latina.

•         La religione

Già agli inizi del V secolo erano state introdotte a Roma le divinità di Eleusi, diventate nel frattempo divinità siceliote, dispensatrici di fertilità: Demetra e Kore. Cerere, collocata sull’Aventino, era diventata la divinità tutelare della plebe e il suo tempio era il centro religioso della comunità plebea. Più tardi viene introdotta l’Hera di Argo, divinità con la melagrana, simbolo di fecondità e immortalità, e protettrice come Cerere dei frutti della terra; anche l’Eracle, sistemato sul Foro Boario, ha caratteristiche greche.

Nella prima metà del III secolo l’ellenizzazione della religione prosegue in tre direzioni.

  1. Introduzione di una nuova divinità: nel 291, in seguito ad una peste e su indicazione dei Libri Sibillini, viene dedicato al dio Asclepio/Esculapio di Epidauro un tempio nell’Isola Tiberina. Questa divinità detronizza definitivamente il vecchio Apollo latino, venerato fino a quel momento come il dio guaritore.

  2. Introduzione di un rito funerario di origine etrusca (?), che si era radicato in Magna Grecia, soprattutto a Capua; si tratta del munus, un combattimento sanguinoso che si svolgeva sopra la sepoltura del defunto che doveva essere rivitalizzato con il sangue dei combattenti. A Roma il primo munus fu organizzato nel 264 nel Foro Boario (il munus è il predecessore del combattimento gladiatorio (munus gladiatorium).

  3. Influenza del pitagorismo e dell’orfismo. L’orfismo si esprimeva in raccolte di versi sacri e oracoli attribuiti a Orfeo oppure in formule di preghiera incise su tavolette dette orfiche: in alcune sepolture a Turi e a Petelia in Magna Grecia, sono state trovate alcune laminette auree: le formule incise dovevano aiutare i defunti a raggiungere gli Inferi, erano dei “passaporti per l’Aldilà”, distribuiti a nome dell’eroe mitico che per amore aveva condotto via dal regno di Hade/Plutone la sua Euridice.

Bibliografia:

Bianchi Bandinelli R., Roma – l’arte nel centro del potere

Le Glay, Voisin, Le Bohec, Storia romana

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Storia

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