Guerre puniche spiegate semplice
Guerre puniche spiegate semplice (cause, fasi e conseguenze)

La seconda guerra punica

La seconda guerra punica
Nicoletta Pagliai

(prima parte)

Dopo 23 anni di pace armata, la guerra riprende per iniziativa di Annibale, divenuto stratega di Cartagine.

Roma nel frattempo è diventata padrona dell’Italia: dopo 4 anni di guerre (226 – 222) conquista la Gallia Cisalpina grazie all’occupazione di Mediolanum da parte di Cn. Cornelio Scipione, alla realizzazione di una rete stradale e alla deduzione di 2 colonie latine nel 218, Cremona e Piacenza.

Il reciproco antagonismo di Roma e Cartagine nascondeva un grande dilemma: chi di loro avrebbe controllato il Mediterraneo occidentale? Una questione di certo non risolvibile con la diplomazia.

Era solo questione di tempo prima che Roma e Cartagine si scontrassero nell’unica area dove i loro interessi coincidevano: la Spagna. L’assedio e la conquista di Sagunto da parte di Annibale nel 219 stabilì i presupposti per un nuovo conflitto e nello stesso anno Roma dichiarò guerra a Cartagine.

La guerra durerà 17 anni (si concluderà nel 201) e interesserà la Spagna, l’Italia, la Grecia e l’Africa, dove P. Cornelio Scipione riuscirà a sbarcare e chiudere le ostilità a Zama nel 202.

L’origine del profondo astio di Annibale verso i Romani

Sin dall’infanzia Annibale covò un astio profondo nei confronti dei Romani che lo segnò profondamente. Cresciuto all’ombra del padre illustre, Amilcare Barca, fu plagiato dal risentimento che suo padre e molti Cartaginesi nutrivano nei confronti di Roma. Non fu solo la sconfitta nella prima guerra punica, ma anche l’atteggiamento di Roma verso Cartagine che alimentò l’odio e la voglia di vendetta.

Roma vittoriosa pretese che Cartagine si ritirasse dalla Sicilia e che pagasse un’indennità di guerra pari a 3.300 talleri in soli dieci anni.

Nel 237 Roma ruppe il trattato di pace del 241 sottraendo la Sardegna a Cartagine e quando Cartagine si preparò a riconquistare l’isola, un ultimatum di Roma la costrinse a un’umiliante rinuncia e a un’ulteriore indennità di 1.200 talenti.

La perdita di Sicilia, Sardegna e Corsica ebbe una ripercussione economica molto pesante su Cartagine che viveva di commercio. Nel tentativo di compensare le perdite, nel 237 Amilcare, Annibale e Asdrubale approdarono in Spagna con l’intenzione di costruirvi il proprio impero, grazie alla diplomazia e a una rete di alleanze con le trubù locali.

Anche Marsiglia aveva forti interessi economici in Spagna e non vedeva certo di buon occhio l’espansione cartaginese in quella regione, quindi era suo interesse tenere aggiornata Roma sulla situazione.

Nel 226 Roma intervenne ufficialmente per limitare l’avanzata di Asdrubale. Il trattato stipulato proibiva all’esercito cartaginese di andare oltre il fiume Ebro.

Il caso di Sagunto

Sagunto si trova circa 150 km a sud del fiume Ebro e quindi entro il confine imposto dal trattato ma, come conferma anche Polibio, la città si trovava già (probabilmente dal 231) sotto la protezione di Roma. Per questo Cartagine aveva il presentimento che Roma in futuro avrebbe usato questa amicizia con Sagunto come pretesto per future ingerenze in Spagna. E questo fece sì che Sagunto sette anni dopo divenisse il casus belli della seconda guerra punica.

Annibale, succeduto ad Asdrubale nel 221, proseguì la politica militare del padre e si spinse fino all’Ebro. Intanto a Sagunto, sorse una disputa tra due diverse fazioni che appoggiavano una Roma e l’altra Cartagine. La prima chiese a Roma di arbitrare la controversia. Il Senato inviò una delegazione ma nel mentre alcuni cittadini della fazione pro Cartagine furono uccisi e Annibale, che voleva giustizia, fu autorizzato dal Suffeta a derimere la questione come meglio credeva. Annibale quindi mise in atto la sua strategia: assediò Sagunto che capitolò alla fine del 219, dopo aver resistito per otto mesi, e si preparò a invadere la penisola l’anno successivo.

La strategia di Annibale

Annibale voleva ribaltare il risultato della prima guerra punica e l’unico modo era sconfiggere Roma sul proprio terreno. Aveva intuito che solo attaccando le basi della supremazia militare di Roma, Cartagine poteva sperare di sconfiggerne l’esercito. Quindi, convinto di colmare l’enorme superiorità militare di Roma con l’astuzia, invase la penisola annientando il consenso politico degli alleati, evento che ebbe un profondo impatto sulla potenza militare di Roma.

La traversata delle Alpi gli avrebbe garantito l’effetto sorpresa ma era comunque consapevole delle sue limitate risorse militari e che una volta valicate le Alpi avrebbe subito perdite pesantissime. Del resto non aveva alternative: una battaglia navale era del tutto fuori questione ma aveva ottime ragioni di credere che avrebbe sopperito alle perdite reclutando i Celti della Gallia Cisalpina, animati dal ricordo della sconfitta a Talamone nel 225 a cui seguì l’espansione di Roma in quella regione.

Tutto era pronto, mancava solo la dichiarazione di guerra da parte di Roma che non tardò ad arrivare. L’ambasciatore inviato dal Senato a Cartagine per porre il Suffeta di fronte a una scelta: condannare le azioni di Annibale o la dichiarazione di guerra da parte di Roma. I Senatori cartaginesi scelsero la guerra.

I primi di giugno del 218 Annibale partì da Cartagena con un esercito di 90.000 fanti, 12.000 cavalieri e 37 elefanti e si diresse a nord.

La lunga marcia verso l’Ebro

L’esercito impiegò circa sei settimane a raggiungere il fiume Ebro. Dopo alcune battaglie nei pressi dei Pirenei con tribù favorevoli a Roma, alla fine di settembre l’esercito di Annibale giunse al fiume Rodano. La traversata fu priva di pericoli grazie ad accordi con le tribù celtiche, ma il luogo esatto di passaggio del Rodano è ancora oggetto di dibattito tra gli studiosi. A questo punto della marcia, secondo Livio e Polibio, a seguito di perdite sul campo, diserzioni e congedi soprattutto di coscritti spagnoli poco affidabili, l’esercito di Annibale era ridotto a circa 40.000 fanti e 8.000 cavalieri.

Il 25 settembre iniziò la traversata e tutto l’esercito passò il fiume entro la fine della giornata. Il giorno successivo, mentre gli elefanti attraversavano il fiume, Annibale ricevette la notizia che Scipione era sbarcato alla foce orientale del Rodano. L’esercito continuò la sua avanzata e il 14 ottobre era pronto ad attraversare le Alpi.

(continua…)

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