Il Regno Achemenide da Ciro il Grande
a Dario III

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Il cuore del regno persiano era il Fars, una regione nell’Iran sud occidentale. I Persiani non erano originari dell’Iran occidentale, ma immigrati, di cui non sono chiari né l’originario stile di vita, né le fasi delle migrazioni, né la genesi della loro etnia. Solo nel VII secolo a.C., nella Perside, cominciano a formarsi strutture politiche indipendenti, rette da dinastie persiane.

I medi, invece, compaiono per la prima volta, come potenza militare alla fine del VII secolo, quando il loro re Ciassarre, alleato dei Babilonesi, saccheggiò le città di Assur, Ninive e Harran, e si spinse fino al fiume Alys.

Verso il 560-550 a.C. sale al trono Ciro: si impadronisce della regione di Susa, l’antico centro degli elamiti e conquista Ectabana, la capitale dei medi, che si trovava in una posizione strategica sulle vie che dalla Mesopotamia conducevano all’Iran orientale. Sottovalutando Ciro, il re di Lidia Creso credette di poter ridisegnare la carta politica dell’Anatolia orientale, ma si sbagliò: Ciro costrinse Creso a chiudersi nella sua capitale, Sardi e dopo due settimane di assedio la città cadde in mano ai Persiani. Creso morì sicuramente in battaglia, anche se una parte della tradizione greca lo fa sopravvivere, addolcendone la catastrofe e con Erodoto nasce anche la tradizione di un Ciro vincitore generoso.

Si arrivò allo scontro di Nabonedo con i Persiani: dopo il massacro dell’esercito babilonese, Ciro conquistò Sippar e Babilonia che non oppose resistenza. Nabonedo fu fatto prigioniero e Ciro entrò nella città con un solenne ingresso alla fine di ottobre del 539 a.C. L’iscrizione del cilindro di Ciro lo rappresenta come legittimo re di Babilonia, favorito da Marduk, in grado di far fronte ai suoi doveri verso la divinità e verso la popolazione, per il bene del paese. Anche i territori che facevano parte dell’impero neo-babilonese, dalla Palestina fino ai monti Zagros a oriente, vennero uniti al regno, ma in queste terre gli avvenimenti decisivi avvennero sotto i successori di Ciro.

Il re persiano mantenne gli alti funzionari di Nabonedo e nominò viceré il suo erede al trono Cambise, che però dopo un anno, per motivi ignoti, depose il titolo di re di Babilonia, lasciando il posto al governatore Gobria. Il fatto che le fonti non riportino notizie di ribellioni dimostra il successo della politica persiana in Babilonia.

Negli anni 540-530 pare che il re di Persia sia stato in grado di controllare gran parte dell’Iran orientale, anche se rimangono oscuri la strategia, lo svolgimento della campagna e la politica adottata da Ciro per la difesa dei confini.

Dopo la sconfitta di Nabonedo, i Persiani avevano un confine in comune con l’ultima grande potenza rimasta nel Vicino Oriente, l’Egitto. Il loro re Amasi preparò una forte flotta, sostenendo il tiranno di Samo Policrate, che poteva rivelarsi pericoloso per i Persiani e occupando l’isola di Cipro, come importante base per la sua armata navale.

Cambise, figlio di Ciro, rispose allestendo una sua potente flotta: si impadronì di Cipro, prese contatto con le popolazioni dell’Arabia, il cui appoggio era necessario per attraversare il Sinai e nel 525 sconfisse la flotta egiziana: la campagna si concluse con la conquista di Menfi e la cattura del re Psammetico III. Cambise cercò di conquistare la lealtà e il sostegno delle élite locali, ispirandosi al modello egiziano nella politica e in parte ci riuscì.

In seguito, i tagli alle entrate dei templi effettuati da Cambise e le varie rivolte nel 486 e nel 460-454 fecero apparire il conquistatore come un despota brutale, quasi un folle che non conosce clemenza. Durante la permanenza di Cambise nella valle del Nilo, il regno precipitò in una grave crisi politica a causa dell’eccessivo sforzo finanziario e militare richiesto ai sudditi in occasione della guerra contro l’Egitto, le tensioni con l’aristocrazia persiana e i contrasti per il trono tra Cambise e il fratello Bardiya. Di questa crisi ne parlano sia Erodoto che l’iscrizione di Bisotun, ma non sappiamo bene come sia andata.

Alcuni studiosi pensano che un mago della Media di nome Gaumata, lasciato da Cambise come funzionario nella Perside, abbia sfruttato il malcontento dei Persiani verso Cambise e l’assassinio del fratello Bardiya, per spacciarsi come fratello del re e ottenere il sostegno della popolazione sospendendo le tasse e il servizio nell’esercito. Altri invece pensano che sia stato lo stesso Bardiya a sollevarsi contro il fratello.

La versione che fa di Gaumata l’usurpatore del regno risale a Dario I, il quale morto Cambise mentre faceva ritorno in Egitto, eliminò Gaumata/Bardiya; Dario quindi va ritenuto un usurpatore non potendo vantare nessun diritto speciale al trono. Molti elementi indicano che fu Dario a ispirare la ricostruzione, che troviamo sia nell’iscrizione di Bisotun che in Erodoto, di un legame genealogico tra gli Achemenidi di cui era membro e i Teispidi cui apparteneva Ciro, per legittimare le sue aspirazioni al trono.

Dario riuscì a domare le numerose ribellioni solo con un uso estremo della violenza che causò il dissenso della popolazione e della nobiltà, ma riuscì comunque a tenere unito il regno grazie alla sua abilità politica, diplomatica, al suo talento militare e mancanza di scrupoli.

Il periodo del regno di Dario I è la fase della massima espansione dell’impero, in cui vengono introdotte riforme fiscali e amministrative di importanza decisiva e si sviluppa una precisa ideologia della sovranità. La storiografia locale è molto scarsa riguardo a questo periodo e quasi tutte le notizie provengono da fonti straniere con evidente funzione antipersiana.

Impero Persiano al tempo di Dario IDario I ampliò il regno a nord (stabilendo il confine del regno nel Danubio per difendersi dalle incursioni dei nomadi), a est (conquistando i territori indiani) e a ovest (conquistando la Cirenaica nel 513, la Tracia e le isole dell’Egeo, in particolare Samo nel 519, vincolando la Macedonia a versare un tributo e stringendo un trattato con Atene nel 507), lo rese più sicuro e lo rafforzò dal punto di vista economico. Questa politica di consolidamento e difesa subì un forte colpo nel 498 quando le città ioniche si ribellarono guidati dal tiranno Aristagora di Mileto, ma la rivolta venne repressa.

La sconfitta dei Persiani presso Maratona nel 490 segnò la fine di una spedizione nell’Egeo che all’inizio aveva avuto successo; per i Persiani non fu decisiva la sconfitta, ma il successo di Atene in politica interna, con l’estromissione dalla scena dei tiranni e dei Persiani e la nascita di una identità politica ateniese.

Anche in Egitto, per assicurare il suo dominio, Dario adottò numerose misure, come la revoca dei provvedimenti fiscali di Cambise, la conferma di antichi privilegi dei santuari e dei sacerdoti, il completamento del canale di Nacao e l’invio di spedizioni navali da e per l’Egitto, soprattutto per dimostrare le particolari qualità del dominio persiano. Sotto Dario iniziò anche la costruzione delle due più importanti residenze achemenidi, Susa e poi Persepoli, progetti sentiti molto importanti in tutto il regno ed espressione della regalità del dominio achemenide.

Il figlio e successore di Dario, Serse (486-465) ebbe il difficile compito di conservare il dominio persiano fondato da Ciro. Di recente è stato messo in luce che gli sforzi di Serse ebbero esiti più positivi di quanto ci vogliano far credere le fonti greche, che lo descrivono come un despota intollerante (distruzione dei santuari Babilonesi?) e privo di idee, che andò incontro al pieno fallimento sul piano militare e politico.

Serse riuscì a impedire le ribellioni (o a soffocarle, come accadde in Egitto e in Babilonia) e a garantire la difesa militare ai territori conquistati e incorporati nel regno; fallì invece nel tentativo di far riconoscere ai greci della madrepatria la sua sovranità, facendo dell’Egeo un mare persiano in cui doveva regnare la volontà del Gran Re.

Le sconfitte inflitte a Salamina nel 480 e a Platea nel 479 dalla lega ellenica antipersiana ebbero effetti notevoli: la Persia si vide respinta nell’Asia Minore, senza la costa occidentale e nel Mediterraneo orientale per oltre 10 anni, fino alla battaglia dell’Eurimedonte, e Atene divenne la potenza egemone in Grecia e la rivale di Sparta.

Nell’agosto del 465 Serse e il suo erede Dario caddero vittime di un attentato, i cui retroscena non sono ancore chiari. Salì al trono il figlio di Serse, Artaserse I (465-424) che ebbe grande successo in politica estera: respinse gli attacchi ateniesi contro Cipro e mise al sicuro dal punto di vista militare la costa orientale e la Palestina. Inoltre per un po’ di tempo poté anche trarre profitto, riguardo agli affari della Grecia, dalla competenza di Temistocle che si era rifugiato presso la sua corte: i rapporti quotidiani tra Greci e Persiani non erano segnati dai luoghi comuni sui barbari, ma i confini in Asia Minore occidentale erano molto più permeabili di quanto si riteneva e il servizio presso la corte persiana costituiva un’alternativa per molti greci.

Nell’inverno del 424/423 Artaserse morì insieme alla moglie e poco dopo anche il suo successore, il figlio Serse II venne assassinato dal fratellastro Sogdiano; un altro figlio di Artaserse, Ochos, ebbe la meglio su Sogdiano e salì al trono col nome di Dario II, grazie all’aiuto della sorellastra e sposa Parisatide, del satrapo d’Egitto Arsame e del cortigiano Artoxares, aumentando bruscamente la pressione fiscale a Babilonia e il peso del servizio militare per assicurarsi il potenziale militare necessario per la sua impresa, a tal punto che molti furono costretti ad affittare o ipotecare la propria terra.

Su Dario II non abbiamo molte informazioni, sappiamo però che strinse una serie di trattati con Sparta, in base ai quali, in cambio del riconoscimento della supremazia persiana su tutta la zona costiera dell’Asia Minore, i lacedemoni ottennero dei punti di appoggio e denaro per il mantenimento di una forte flotta che gli permisero di affrontare ad armi pari Atene anche sul mare (guerra del Peloponneso).

Nel 405/404 Artaserse II successe al padre e subito dovette affrontare 2 grandi problemi: la perdita dell’Egitto tra il 401 e il 399 e il tentativo di spodestarlo messo in atto dal fratello Ciro, con l’aiuto di Sparta e dei mercenari greci. Questo tentativo fallì perché Ciro morì in battaglia presso Cunassa nel 401.

Artaserse II fu il sovrano con il regno più lungo (dal 405 al 359) durante il quale ci fu una notevole attività edilizia, attestata a Ectabana, Susa e Babilonia.

Nel 359, dopo che la contesa per la successione al trono si era conclusa con la morte dell’erede al trono e di due suoi fratelli, salì al trono un altro figlio di Artaserse II, Artaserse III, che nel 343 conquistò la valle del Nilo il regno persiano raggiunse un nuovo apice del suo potere.

Nel 338 Artaserse III e quasi tutta la sua famiglia furono fatti uccidere dall’eunuco Bagoas che incoronò con il nome di Artaserse III l’unico figlio di Artaserse II sopravvissuto. Ma Bagoas dopo 2 anni uccise anche lui e appoggiò un nipote di Artaserse II che però, dopo essere salito al trono con il nome di Dario III, fece eliminare Bagoas.

Bibliografia:

  1. Liverani, Antico Oriente, storia società economia, editori Laterza

  2. Wiesehöfer, La Persia antica, Il Mulino

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